Funtana Raminosa

Funtana Raminosa chiuse nel 1983. Un gruppo di 19 minatori occupò i pozzi, restando a 400 metri sottoterra per venti giorni. L’obiettivo era impedire la chiusura definitiva o in alternativa la riconversione degli impianti. Oggi gli ex minatori sono guide alla scoperta degli impianti, dal 2020 aperti al pubblico: armato di caschetto, ascolterai le loro testimonianze e osserverai cantieri estrattivi con impianti di trattamento del minerale, parte delle 150 gallerie, scavi a cielo aperto, la laveria conservata così come lasciata nell’ultimo giorno di lavoro, la teleferica, piccoli convogli ferroviari, pale meccaniche, perforatori, una miriade di utensili, strumenti segnati dal tempo a ricordare il duro lavoro, frammenti di storia mineraria che si susseguono tra i cunicoli, come se il tempo si fosse fermato. Le gocce d’acqua a fare da colonna sonora e i colori delle pareti rocciose, dal blu elettrico al bianco candido, a fare da sfondo

Funtana Raminosa, tra i più ricchi giacimenti di rame in Europa, è una delle otto aree che compongono il parco geominerario della Sardegna, annoverato tra Geoparks dell’Unesco, un museo a cielo aperto e in sotterraneo, visitabile su prenotazione, con macchinari funzionanti, all’epoca all’avanguardia e attualmente in ottimo stato di conservazione. Il ‘pozzo di rame’ si distende su una superficie di circa 150 chilometri quadrati e dista dieci chilometri da Gadoni, borgo di montagna immerso nella Barbagia di Belvì, di cui rappresenta storia, economia e identità.

Sin dalla preistoria protagonista della metallurgia del Mediterraneo, dopo i nuragici il sito fu sfruttato da fenici e cartaginesi, poi dai romani: della loro epoca sono stati ritrovati utensili, un lingotto e scoperti i resti di un minatore risalenti a età imperiale. Alle eredità antiche fanno riferimento due degli attuali 150 ‘tunnel’, le gallerie Fenicia e Romana. L’area fu frequentata forse anche dai saraceni, nell’VIII secolo, lo confermerebbe il nome del rio Saraxinus, affluente del Flumendosa, sulla cui riva sinistra, in una profonda e rigogliosa vallata, sorge lo stabilimento minerario.

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